Abolire l’incompatibilità tra professione di avvocato e lavoro dipendente: domande e Risposte

Cerchiamo di rispondere alle obiezioni più comuni che abbiamo sentito in questi primi giorni della campagna per l’abolizione dell’incompatibilità tra professione forense e subordinazione o parasubordinazione.

1) Se decade l’incompatibilità tra professione di avvocato e lavoro subordinato e parasubordinato non sarà più possibile essere lavoratori autonomi che cooperano con un avvocato?

No, l’assunzione o il contratto di collaborazione saranno solo una possibilità in più per regolare i rapporti tra avvocati. Una genuina collaborazione o rete tra liberi professionisti sarà comunque possibile.

2) La professione di avvocato diventerebbe quindi compatibile con qualunque lavoro dipendente?

No. Non stiamo proponendo che possa rimanere iscritto all’albo l’avvocato che svolge altre attività. Ci stiamo occupando solo di rendere possibile subordinazione e parasubordinazione di un avvocato in uno studio di avvocati, o associazione professionale o società tra avvocati o multidisciplinare, e solo per svolgere l’attività di avvocato.

3) Come può un avvocato dipendente mantenere autonomia e indipendenza di azione e di giudizio nella sua attività?

L’autonomia non è incompatibile con la subordinazione. L’avvocato è una alta professionalità, e sono moltissimi ormai i luoghi di lavoro in cui dipendenti con alta professionalità lavorano con molta autonomia, rispetto alle modalità di esecuzione e spesso alla condivisione stessa degli obiettivi. Si pensi ad esempio ad un medico dipendente di una clinica. Il paziente è cliente della clinica, viene operato dal medico (subordinato) che tuttavia ha totale libertà e responsabilità di cosa accade durante una operazione. In una situazione simile si trovano gli insegnanti. O i manager, i dirigenti, i quadri delle aziende. Il mondo del lavoro attuale è ricchissimo di esempi di lavoratori dipendenti che mantengono autonomia nell’espletare la loro opera.

4) Avete pensato alle conseguenze che, a cascata, deriverebbero dalla decadenza della incompatibilità?

Certo. E’ chiaro che inserire la possibilità di subordinazione o parasubordinazione porterebbe a dover normare situazioni che prima non erano previste. Ci sono diverse possibilità in merito ad argomenti come la previdenza, la delega al patrocinio, il segreto professionale e così via.
Tuttavia crediamo che sia necessario innanzitutto comunicare alla politica ed al mondo dell’avvocatura che esiste un problema, un grande problema, dato dagli avvocati monocommittenti che lavorano alle dipendenze di fatto di altri avvocati, e che questi avvocati hanno bisogno di diritti e di tutela, perché la realtà ci dimostra che in questo momento non ne hanno.
Sarà compito della politica audire tutte le associazioni forensi e portare a sintesi le diverse posizioni per rendere la figura dell’avvocato dipendente coerente con il sistema.

5) Chi decide il compenso degli avvocati dipendenti, Quali diritti per un avvocato subordinato o parasubordinato?

Come per ogni dipendente sarà il contratto nazionale (ed eventuali territoriali o aziendali), ovvero la sintesi delle esigenze delle rappresentanze dei lavoratori e dei datori di lavoro degli studi professionali. Per quanto riguarda i parasubordinati il contratto Studi professionali prevede già ora alcune tutele, e le parti hanno l’impegno di incrementarle nei prossimi incontri.

6) L’avvocato nasce come libero professionista. Non credete che essere dipendente svilisca la sua professionalità?

Purtroppo a questa obiezione risponde la realtà dei fatti. Quanto è libero un avvocato in monocommittenza, in questo momento? Quanto, davvero, ha la possibilità di rifiutare un incarico, quanta possibilità di definire davvero in autonomia una linea difensiva, di organizzare realmente la propria attività? Siamo convinti quindi che sia invece l’attuale condizione degli avvocati monocommittenti a svilire la professione forense.

 

[ fonte: CGIL – Consulta del Lavoro Professionale ]

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