Il Direttivo nazionale Apiqa del 17 settembre: lavoro, diritti e nuove sfide globali

Il 17 settembre si è riunito il Comitato Direttivo nazionale di Apiqa CGIL. Un incontro importante, che ha affrontato i grandi nodi del nostro tempo: le tensioni economiche e finanziarie mondiali, la crescita delle economie di guerra, il restringimento degli spazi democratici e l’impatto delle nuove tecnologie, a partire dall’Intelligenza Artificiale, sul lavoro e sulla vita delle persone.

Nella sua relazione introduttiva, la presidente Federica Cochi ha sottolineato: “Oggi viviamo in un contesto segnato da crisi multiple: dai dazi USA alla risposta della Cina e di altre economie emergenti, fino al drammatico intreccio tra guerre e finanza. Non possiamo accettare che l’economia del riarmo e del genocidio diventi la normalità: come sindacato dobbiamo denunciare e proporre alternative.”

Uno spazio significativo è stato dedicato anche alla condizione delle alte professionalità e dei lavoratori autonomi in Italia. I dati ISTAT 2024 ci dicono che i lavoratori autonomi qualificati sono oltre 5 milioni, circa il 21% degli occupati totali. Un segmento che vive con particolare intensità precarietà contrattuale, riduzione dei margini, difficoltà di accesso alla protezione sociale.

“Di fronte a queste trasformazioni – ha affermato Cochi – la rappresentanza e la contrattazione collettiva restano strumenti insostituibili. Non solo per proteggere chi è già dentro il mercato del lavoro, ma per aprire strade nuove, ridurre le disuguaglianze e trasformare l’innovazione in opportunità per tutte e tutti.”

Nel Direttivo è stato ribadito come la sfida dell’IA non sia neutrale: il 54% dei lavoratori la percepisce come minaccia per la stabilità occupazionale, ma il 62% come opportunità di crescita. “Dipende da come la governiamo: senza formazione permanente e senza diritti universali, l’innovazione rischia di creare esclusione e nuove disuguaglianze”, ha aggiunto la presidente di Apiqa.

Infine, l’attenzione si è concentrata sul ruolo delle multinazionali, che spostano sedi, profitti e investimenti con una rapidità che lascia territori e comunità senza strumenti di difesa. Per i quadri e le alte professionalità, ciò significa competere in contesti globalizzati senza adeguate tutele collettive, con un crescente bisogno di rappresentanza.

In questo quadro, il Direttivo ha sottolineato anche la necessità di collegare il dibattito nazionale a quello europeo, oggi aperto con la seconda fase di consultazione della Commissione Europea su telelavoro e diritto alla disconnessione. Apiqa e CGIL condividono pienamente la posizione della CES: serve una direttiva vincolante a livello europeo che non crei nuovi diritti, ma rafforzi e renda esigibili quelli già previsti, a partire dal diritto alla disconnessione. Allo stesso tempo, è fondamentale garantire standard minimi comuni sul telelavoro, evitando che la flessibilità si traduca in precarietà o isolamento, e sostenere la contrattazione collettiva come strumento per regolare piattaforme digitali, intelligenza artificiale e nuove forme di organizzazione del lavoro. “Siamo parte di una battaglia europea – ha ricordato Cochi – che riguarda tutte e tutti: difendere i diritti nel lavoro digitale significa difendere la democrazia.”

Il Direttivo ha quindi riaffermato la centralità di Apiqa CGIL nel difendere e promuovere i diritti delle alte professionalità, dei quadri e degli autonomi ad alta qualificazione: un impegno che guarda non solo all’Italia, ma anche al contesto europeo e internazionale.

“Senza la forza, le competenze e la dignità di queste lavoratrici e lavoratori – ha concluso Cochi – non c’è futuro possibile né per il lavoro né per la società.”