PACE, DIRITTI UMANI E DIRITTO INTERNAZIONALE: DIFENDERE L’UMANITÀ NEL TEMPO DELLA NORMALIZZAZIONE DELLA GUERRA
PACE, DIRITTI UMANI E DIRITTO INTERNAZIONALE: DIFENDERE L’UMANITÀ NEL TEMPO DELLA NORMALIZZAZIONE DELLA GUERRA
Ci sono parole che riescono ad attraversare il dolore senza smarrire l’umanità.
Parole che, persino dentro l’orrore della guerra, continuano a parlare di amore, responsabilità e futuro.
Sono le parole di Thiago Ávila, attivista brasiliano della Global Sumud Flotilla, detenuto illegalmente in un carcere israeliano in violazione del diritto internazionale, nella lettera scritta alla figlia Teresa:
“Spero che un giorno tu possa capire che, proprio perché ti amo così tanto, non c’era nulla di più pericoloso per te e per gli altri bambini che vivere in un mondo che accetta il genocidio.”
È una frase che interpella profondamente il nostro tempo.
Perché oggi il punto non è soltanto la guerra. Il punto è l’assuefazione alla guerra. La progressiva normalizzazione dell’orrore. La trasformazione della violazione dei diritti umani in elemento ordinario del paesaggio globale.
La lettera di Thiago Ávila non racconta soltanto il dolore di un padre lontano dalla propria figlia. Racconta la scelta di chi considera impossibile proteggere davvero il futuro dei propri figli in un mondo che accetta la disumanizzazione di altri bambini, di altre famiglie, di altri popoli. Ed è proprio qui che la pace torna a essere una questione politica, culturale e morale insieme.
Il rapporto 2026 di Amnesty International, The State of the World’s Human Rights, descrive con estrema chiarezza la profondità della crisi che stiamo attraversando.
Amnesty documenta violazioni dei diritti umani in 144 Paesi e parla apertamente di un sistema internazionale basato sulle regole che non sta semplicemente indebolendosi, ma rischia un vero e proprio collasso.
Nel rapporto emerge una riflessione molto netta: siamo di fronte a una fase storica in cui governi sempre più aggressivi e movimenti transnazionali ostili ai diritti umani stanno tentando di ridefinire gli equilibri mondiali attraverso la guerra, la repressione, il ricatto economico e la demolizione progressiva degli strumenti multilaterali costruiti dopo la Seconda guerra mondiale. Non è soltanto una crisi diplomatica. È un attacco all’idea stessa di universalità dei diritti.
Amnesty documenta come nel 2025 siano proseguiti crimini ai sensi del diritto internazionale su larga scala: il genocidio contro i palestinesi a Gaza, i crimini di guerra e contro l’umanità in Ucraina, le violenze sistematiche in Sudan, Myanmar, Repubblica Democratica del Congo e in numerosi altri scenari di conflitto.
Il rapporto evidenzia anche il ruolo devastante del commercio globale delle armi e delle responsabilità politiche degli Stati che continuano a sostenere conflitti e occupazioni attraverso forniture militari e protezioni diplomatiche. Parallelamente cresce la repressione del dissenso: Amnesty documenta proteste represse violentemente, oppositori incarcerati, uso distorto delle leggi antiterrorismo, sparizioni forzate e criminalizzazione dei movimenti sociali in Paesi molto diversi tra loro, dal Venezuela all’Egitto, dall’India agli Stati Uniti, fino all’Europa.
Colpisce un dato politico e umano insieme: nel 2025 oltre 300 milioni di persone nel mondo hanno avuto bisogno di aiuti umanitari urgenti, mentre quasi la metà della popolazione di Paesi come Haiti, Sudan del Sud, Sudan e Yemen ha vissuto condizioni di fame severa. A questo si aggiunge il dato sulle migrazioni forzate e sui respingimenti, sempre più spesso accompagnati da pratiche discriminatorie e da una narrazione pubblica che trasforma esseri umani in minacce.
Anche la crisi climatica, sottolinea Amnesty, è ormai inseparabile dalla questione dei diritti umani. Il mondo è oggi proiettato verso un aumento di circa 3 gradi della temperatura globale rispetto all’epoca preindustriale, con conseguenze devastanti soprattutto per le popolazioni che meno hanno contribuito alla crisi climatica stessa.
Dentro questo scenario, il tema centrale diventa allora il diritto internazionale.
Negli ultimi anni si è diffusa l’idea che il diritto internazionale sia inefficace, lento, inutile di fronte alla brutalità dei rapporti di forza. Ma è esattamente questa convinzione che rischia di spalancare la strada alla legge del più forte. Amnesty ricorda invece come l’ordine internazionale nato dopo il 1945 non sia stato un’illusione, ma il risultato concreto delle lotte contro il colonialismo, contro il razzismo, contro le guerre mondiali e contro l’idea che alcuni esseri umani possano valere meno di altri.
Quando si indeboliscono le Nazioni Unite, quando si delegittima la Corte Penale Internazionale, quando si considerano opzionali le convenzioni sui diritti umani, non si sta semplicemente modificando un equilibrio diplomatico: si sta mettendo in discussione il principio secondo cui esistono limiti che nessuno Stato dovrebbe poter superare.
Ed è questo il nodo politico fondamentale del nostro tempo.
Perché la pace non coincide con il silenzio delle armi in alcuni territori mentre altrove si continua a morire. La pace non può essere separata dalla giustizia sociale, dalla libertà, dalla dignità del lavoro, dall’autodeterminazione dei popoli, dal diritto alla cura, all’istruzione, alla partecipazione democratica.
La pace richiede il coraggio di riconoscere l’umanità dell’altro anche quando l’altro viene trasformato in nemico, in invasore, in bersaglio, in numero.
Per questo la lettera di Thiago Ávila assume un significato universale. Quando scrive alla figlia Teresa che il mondo sarà più sicuro perché esistono persone disposte a sacrificare la propria libertà per costruire un futuro migliore, ci sta dicendo che la pace non nasce dalla neutralità o dall’indifferenza. Nasce dalla responsabilità.
Come APIQA sentiamo il dovere di affermarlo con chiarezza.
Le alte professionalità, il mondo della conoscenza, della ricerca, della progettazione, dell’innovazione e del lavoro qualificato non possono considerarsi esterni a questa crisi globale. Ogni arretramento dei diritti umani produce inevitabilmente un arretramento democratico, sociale e civile che attraversa anche il lavoro, le istituzioni, l’informazione e la vita quotidiana delle persone.
Difendere il diritto internazionale oggi significa difendere la possibilità stessa di una convivenza fondata sulle regole e non sulla forza. Significa rifiutare la logica dei doppi standard. Significa opporsi all’idea che esistano vite sacrificabili. Significa scegliere da che parte stare.
Per questo continuiamo a dire sì alla pace.
Non a una pace retorica o astratta, ma a una pace fondata sulla giustizia, sul rispetto dei diritti umani universali, sulla cooperazione tra i popoli e sulla tutela della dignità di ogni persona.
Perché non esiste sicurezza senza diritti.
Non esiste stabilità senza giustizia.
E non esiste futuro se perdiamo la capacità di indignarci di fronte alla sofferenza umana.
Federica Cochi
Riferimenti al rapporto Amnesty International 2026: https://www.apiqa.it/content/uploads/Report-Amnesty-International_aprile2026.pdf
Lettera di Thiago Ávila alla figlia Teresa
Cara Teresa,
mi dispiace di non essere a casa con te in questo momento.
Purtroppo tuo padre, tua madre e tante persone in tutto il mondo hanno compreso il compito storico che abbiamo la responsabilità di portare a termine.
Oggi più di un milione di bambini stanno subendo un genocidio, vengono lasciati morire di fame, subiscono amputazioni senza anestesia e soffrono a causa di idee orribili e cariche di odio, pur non sapendo cosa siano il sionismo e l’imperialismo.
Sono sicuro che ti manco moltissimo, e anche tutte le madri e i padri dei bambini palestinesi sentono terribilmente la loro mancanza e darebbero qualsiasi cosa per vivere una vita di amore, felicità e gioia che ogni essere umano merita, indipendentemente da razza, religione, etnia o qualsiasi altra caratteristica.
Il tuo mondo sarà più sicuro perché molti genitori hanno deciso di dare tutto per costruire un mondo migliore per te.
Spero che un giorno tu possa capire che, proprio perché ti amo così tanto, non c’era nulla di più pericoloso per te e per gli altri bambini che vivere in un mondo che accetta il genocidio.
Ti prego di ricordare tuo padre come la persona che ti cantava e suonava la chitarra per farti addormentare. E quando crescerai, la tua mamma ti dirà anche che tuo padre era un rivoluzionario e che, anche di fronte alle persone più terribili al mondo — Donald Trump, Benjamin Netanyahu e Itamar Ben-Gvir — è rimasto saldo nella convinzione di costruire un mondo migliore.
Per favore, non dimenticare la Palestina!
Con tutto il mio amore,
Thiago Ávila