
La creazione di un ambiente favorevole attraverso l’accesso all’istruzione, ai servizi sanitari, all’assistenza all’infanzia e ai trasporti efficienti offre alle donne maggiori opportunità di partecipazione economica e di avanzamento professionale. Inoltre, migliora la qualità della vita dell’intera comunità, e contribuisce al progresso socio-economico complessivo.
È fondamentale che i governi e le istituzioni dedichino risorse adeguate anche in termini di programmazione e utilizzo dei fondi PNRR, per potenziare i servizi pubblici, riconoscendo il loro ruolo chiave nel raggiungimento della parità di genere e di una società più equa e inclusiva, contribuendo a ridurre le disuguaglianze sociali e promuovendo un senso di coesione all’interno della comunità.
Il PNRR prevede, nello specifico, un robusto intervento in termini di asili nido e scuole d’infanzia, al fine di avvicinare l’Italia al resto d’Europa: l’obiettivo è quello di 264mila nuovi posti tra nidi e asili entro il 2025. La Corte dei Conti ha però segnalato già in diversi report un allarme sul raggiungimento del traguardo dato: secondo i dati Openpolis in Italia nel 2020 c’erano 27,2 posti ogni 100 bambini nei servizi di prima infanzia, un dato in crescita rispetto agli anni precedenti, ma ancora lontano dalla soglia fissata dall’Ue, che è stata innalzata da 33 a 45.
Per questo all’interno del PNRR son state previste risorse nazionali pari a 1.600.000 euro, dei quali 700 mila relativi ai “progetti in essere” (cioè la cui realizzazione è già iniziata) e rimanenti 900 mila per servizi educativi per la prima infanzia, disponibili dal 2024 per il finanziamento della gestione dei nuovi asili e poli dell’infanzia. I fondi previsti non si limitano a finanziare le costruzioni, ma anche a far fronte a spese di gestione, comprese quelle per il personale. Previsti anche tre miliardi destinati a progetti nuovi, di cui 2,4 miliardi destinati solo agli asili nido. Ma i bandi sono andati deserti e le aree svantaggiate sono rimaste tali, mantenendo l’Italia ancora molto sotto quell’obiettivo del 45% per i posti nei nidi entro il 2030 e del 96% con riferimento agli asili d’infanzia. Ma l’Italia, dati Corte dei Conti, oscilla ancora tra il 20 e il 30%.
Scrive la Corte dei Conti: «Per i “progetti in essere” alla data del 30 dicembre 2022 dovevano essere sottoscritti accordi per quasi il 24% degli interventi autorizzati, che a parere del Collegio risulta essere una percentuale relativamente alta considerato che il termine finale di aggiudicazione di tali interventi è il 31 maggio 2023. Analogamente, anche per i “progetti nuovi” tale fase è ancora in corso di svolgimento e necessita di essere conclusa rapidamente, considerato che il termine massimo di aggiudicazione è il 30 giugno 2023 come da milestone eurounitaria».
Il report in questione è del 31 gennaio 2023 e nel mese di luglio prossimo si attende la relazione semestrale di aggiornamento dei dati, che ci si aspetta ancora purtroppo negativa.
Non si tratta solo di non raggiungimento di target europei ma della mancanza vera e propria di programmazione, progettazione e investimento su servizi e infrastrutture, come gli asili nido e le scuole d’infanzia, che permetterebbero di agevolare e sostenere anche il lavoro delle donne.