COMUNICATO STAMPA
Lavoro autonomo: tra precarietà mascherata, riconoscimento della professionalità e lotta per i diritti
Un altro caso emblematico di precarietà travestita da flessibilità nel settore del restauro, una delle professioni più alte e qualificate del panorama culturale italiano, emerge da Roma. Una restauratrice altamente specializzata si è vista proporre di passare a partita IVA sotto un contratto di subappalto. Questa pratica, che si sta diffondendo sempre di più, è sintomatica di un fenomeno più ampio che sta coinvolgendo un numero crescente di lavoratori e lavoratrici autonomə, in particolare nel settore delle professioni qualificate. La stessa precarietà che colpisce chi lavora nel restauro, infatti, è quella che affligge milioni di autonomə in tutta Italia, sempre più espostə a forme di sfruttamento e senza la necessaria tutela.
“Questo è solo uno dei tanti casi in cui la precarietà viene mascherata da flessibilità e invece è solo una forma di ricatto – commenta Giulia Bartoli, Segretaria Nazionale Fillea Cgil –. Se vuoi lavorare apri la partita Iva così aumenta il rischio e diminuiscono diritti e certezze dal salario alla maternità, dagli ammortizzatori sociali alla pensione, e quando non servi di danno il benservito, e la cosa peggiora se a subire tutto questo sono le donne che nel restauro sono la maggioranza.”
Questo caso specifico solleva questioni più ampie sulla necessità di regolamentare il lavoro autonomo, che oggi, troppo spesso, non garantisce né diritti né certezze, mettendo a rischio non solo la stabilità economica, ma anche la dignità del lavoro stesso.
“Probabilmente nell’immaginario collettivo, lavoratrici e lavoratori di questo settore, altamente professionalizzate, hanno salari alti e potere contrattuale. In realtà – aggiunge Ermira Behri, Segretaria Fillea Roma Lazio – coloro che hanno il compito di garantire l’immenso patrimonio artistico e culturale sono sottoposte all’applicazione di contratti pirata, precarietà e sotto inquadramento.”
Apiqa Cgil e Fillea Cgil si battono per un lavoro autonomo che non sia una scelta obbligata dalla precarietà, ma una scelta consapevole, protetta, che riconosca pienamente i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Una scelta, ribadisce Federica Cochi, Presidente Apiqa Cgil nazionale, “in cui professionisti e professioniste possano svolgere al meglio il proprio lavoro, vedendo riconosciuti diritti – come quello ad un compenso equo e dignitoso – e tutele sociali, dentro ad un sistema di fiscalità generale e progressiva che garantisca equità e sostenga adeguatamente lo stato sociale. Questo caso non fa altro che rafforzare la consapevolezza della necessità di rappresentare il lavoro autonomo, perché gli sia riconosciuta dignità, centralità e professionalità, scardinando questa visione puramente utilitaristica dello strumento della Partita Iva, a scapito della persona che lavora.”
“In un mondo del lavoro in cui aumentano i numeri dei lavoratori e delle lavoratrici autonomə, ma non la qualità delle condizioni di vita – conclude la Presidente di Apiqa – e in cui il reddito medio annuo al lordo di tutti i contributi fiscali e previdenziali di chi opera in regime di autonomia non raggiunge i 25 mila euro (dati Osservatorio INPS sui lavoratori dipendenti e indipendenti), un’azione come la nostra si muove dentro il perimetro più generale di ricomposizione unitaria del mondo del lavoro pur nelle sue specificità e vuole tendere a offrire risposte propositive di cittadinanza sul lavoro a tutte le persone che lavorano, qualsiasi sia la forma in cui questo lavoro si esplica.”
Anche per questo è importante il voto ai referendum dei prossimi 8 e 9 giugno, per contrastare ogni forma di sfruttamento e a tutelare i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici autonomə e non, in un mondo del lavoro che sta cambiando e che richiede risposte forti e adeguate alle nuove sfide.
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Roma, 20 marzo 2025