COMUNICATO STAMPA APIQA CGIL

Congedo paritario: una mancata scelta di sviluppo per il Paese e per le professioniste dipendenti e autonome

Roma, 26 febbraio 2026

A tutte le strutture


Al Coordinamento Confederale Lavoro Autonomo Qualificato

Al coordinamento nazionale Mercato del Lavoro

 

Oggetto: Congedo paritario: una mancata scelta di sviluppo per il Paese e per le professioniste dipendenti e autonome

 

APIQA CGIL condivide e rilancia con forza quanto dichiarato dalla CGIL Nazionale: l’affossamento alla Camera della proposta di legge per l’incremento dell’indennità di maternità e l’introduzione di un congedo paritario rappresenta un’altra occasione mancata per il Paese.

La richiesta avanzata dalla CGIL di un congedo paritario di sei mesi per ciascun genitore non è solo una misura di equità formale, ma uno strumento concreto per disinnescare le discriminazioni strutturali che colpiscono le donne nel lavoro e nelle carriere.

Per APIQA, che rappresenta alte professionalità dipendenti e lavoratrici e lavoratori autonomi, questa bocciatura ha un impatto ancora più evidente.

Il soffitto di cristallo non è una metafora

I dati internazionali più recenti mostrano che il cammino verso la parità di genere nel nostro Paese è ancora lontano dall’essere compiuto:

  • Secondo il Global Gender Gap Report 2024 del World Economic Forum, l’Italia si colloca all’87° posto su 146 Paesi con un punteggio di 0,703 su 1, evidenziando una stagnazione nella riduzione delle disparità di genere, soprattutto nell’ambito della partecipazione economica e delle opportunità lavorative.
  • Secondo l’ultimo Gender Equality Index 2025 dell’European Institute for Gender Equality, le donne nell’Unione Europea devono lavorare circa 15 mesi e mezzo per guadagnare quanto un uomo guadagna in 12, a causa del persistere del divario retributivo di genere.

I dati ISTAT confermano che:

  • il tasso di occupazione femminile resta tra i più bassi in Europa;
  • il gender pay gap complessivo si attesta intorno al 5% medio, ma cresce sensibilmente considerando le carriere discontinue, il part-time involontario e le progressioni mancate;
  • tra dirigenti e figure apicali le donne sono meno di un terzo del totale.

Nel lavoro autonomo la situazione è ancora più critica: le professioniste dichiarano mediamente redditi inferiori di oltre il 40% rispetto ai colleghi uomini (dati MEF–Dipartimento Finanze su dichiarazioni fiscali), con forti penalizzazioni legate alla maternità e alla difficoltà di sospendere o rimodulare l’attività.

La maternità continua a rappresentare uno spartiacque nelle carriere femminili. Senza un congedo realmente paritario e obbligatorio per entrambi i genitori, il rischio – soprattutto nelle alte professionalità – resta quello di una penalizzazione implicita: meno incarichi strategici, meno responsabilità, meno accesso ai ruoli decisionali.

Perché il congedo paritario riguarda anche la qualità del lavoro

Nelle professioni ad alta qualificazione, la progressione di carriera si costruisce su continuità, visibilità, networking e leadership.

Se il carico di cura resta prevalentemente sulle donne:

  • aumenta la probabilità di rallentamenti o interruzioni di carriera;
  • si consolida il differenziale retributivo;
  • si rafforza il pregiudizio che associa maternità e minore disponibilità professionale.

Per le lavoratrici autonome, poi, la mancata equiparazione dei congedi significa perdita di clienti, riduzione del fatturato e spesso arretramento competitivo difficilmente recuperabile, oltre che meno tutele, non disponendo di misure di sostegno reddituale comparabili a quelle dei contratti dipendenti.

La mancata introduzione del congedo paritario non è quindi un dettaglio normativo: è una scelta che pesa direttamente sulla qualità, sulla continuità e sulla progredibilità delle carriere femminili, con effetti negativi anche sul divario retributivo complessivo.

Il congedo paritario non è quindi solo una misura sociale, ma una politica industriale e del lavoro che incide sulla produttività, sull’innovazione e sulla qualità della leadership nel Paese.

APIQA: i nostri SÌ alla parità

Come APIQA CGIL ribadiamo il nostro impegno nelle politiche di genere. La parità non si costruisce con bonus temporanei o misure simboliche, ma con scelte strutturali e coraggiose.

L’Italia non può permettersi di perdere ancora il talento, la leadership e l’autonomia economica delle sue professioniste.

Il congedo paritario è una misura di civiltà, di giustizia e di sviluppo.

Per questo continueremo a batterci perché diventi realtà.

Memoria Audizione Cgil Lavoro Autonomo DDL 2261
MEMORIA CGIL