FINANZA, POTERI GLOBALI E CONFLITTI: COME COSTRUIRE UN’ECONOMIA DI PACE

Roma, 7 ottobre 2025 – Presso la sede della CGIL nazionale si è svolto l’incontro promosso da Apiqa CGIL, insieme all’Area Internazionale e all’Area Politiche per lo Sviluppo della Confederazione, dal titolo “Finanza, poteri globali e conflitti: come costruire un’economia di pace”. L’iniziativa, coordinata da Salvatore Marra, responsabile delle Politiche europee e internazionali della CGIL, ha rappresentato un momento di approfondimento e confronto sui legami tra economia globale, finanza, guerre e diritti del lavoro, con l’obiettivo di delineare una prospettiva sindacale capace di unire giustizia sociale, solidarietà internazionale e pace.

I lavori si sono aperti con la proiezione di un video con la voce di scrittori, giornalisti e artisti, che hanno interpretato la Ninna Nanna di Trilussa, presentata durante Libri Come 2025 all’Auditorium Parco della Musica. Poche righe nate per cullare, ma che oggi suonano come un richiamo al silenzio delle armi e alla speranza. Un inizio dal forte valore simbolico, nel giorno in cui si celebra anche la Giornata mondiale per il lavoro dignitoso, che ha dato il tono e il senso dell’intera iniziativa: il legame profondo tra pace, diritti e dignità del lavoro.

A seguire, Federica Cochi, Presidente di Apiqa CGIL, ha aperto la discussione con una relazione introduttiva intensa e appassionata, invitando a leggere con realismo e responsabilità le connessioni tra le scelte economiche e i conflitti in corso. «L’economia di guerra e la corsa al riarmo non sono categorie astratte: dietro gli armamenti e i conflitti ci sono interessi economici e finanziari profondi, che orientano la spesa pubblica e gli investimenti, togliendo risorse a settori sociali fondamentali. Questo si traduce in effetti concreti: sui prezzi, sulla produzione, sulle disuguaglianze, sulle politiche sociali». Cochi ha denunciato la normalizzazione della logica del riarmo come parte “ordinaria” dell’economia, una dinamica che concentra risorse e profitti nelle filiere militari e tecnologiche, sottraendole ai bisogni delle persone. Ha quindi ribadito il ruolo del sindacato come custode della democrazia sociale e come promotore di un modello alternativo fondato su solidarietà, dignità e lavoro dignitoso, ricordando che «ogni euro investito in armi è un euro tolto alla scuola, alla sanità, al welfare».

Nel primo panel, Roberto Lampa, economista dell’Università di Macerata, ha offerto una lettura storica e strutturale della crisi in atto, legandola al nuovo assetto del sistema monetario internazionale. Dall’aumento dei dazi statunitensi alle tensioni sul dollaro, Lampa ha messo in luce i rischi di un’Europa troppo esposta e dipendente dalle strategie di riarmo e di concentrazione finanziaria, richiamando la necessità di una maggiore autonomia strategica e di una visione di sviluppo fondata su coesione e welfare, non sulla competizione militare.

L’economista Orsola Costantini dell’Institute for Economic Justice ha analizzato l’attuale scenario geopolitico e commerciale, segnato dal ritorno dei dazi e da nuove tensioni tra potenze economiche. Ha evidenziato come la protezione delle imprese non basti se non accompagnata da politiche di tutela dell’occupazione e di sostegno ai salari reali. Contrastare la retorica della “competitività” a ogni costo – ha spiegato – significa ripensare le relazioni economiche globali, sostenendo accordi equi e solidali tra Nord e Sud del mondo e rompendo gli oligopoli che governano la distribuzione e la speculazione sui mercati.

Nel secondo panel, Fabrizio Battistelli e Valentina Venditti hanno permesso di legare le dinamiche economiche e geopolitiche globali al contesto sociale e umanitario, nazionale e internazionale, affrontando il tema del disarmo, del lavoro e dei diritti, sottolineando il ruolo fondamentale della società civile e delle reti internazionali di cooperazione nel promuovere percorsi di giustizia e sviluppo sostenibile.

Durante la discussione è stato trasmesso un videomessaggio del segretario generale del sindacato palestinese PGFTU di Gaza, che ha portato la testimonianza diretta di chi vive ogni giorno la privazione dei diritti fondamentali e la distruzione delle basi economiche e sociali del proprio territorio. Un messaggio che ha toccato nel profondo, richiamando tutte e tutti alla responsabilità collettiva di fermare la spirale di violenza e disuguaglianza che alimenta i conflitti.

A concludere la mattinata è stato Christian Ferrari, segretario confederale CGIL, che ha aperto il suo intervento ringraziando relatori e relatrici per la profondità e l’attualità dei contributi. Ferrari ha ricordato che la guerra non conduce mai alla pace, ma solo a un’altra guerra, e che è urgente cambiare questa rotta catastrofica che sta minando le basi della convivenza civile e della giustizia globale.

Il compito del sindacato, oggi, è dunque anche quello di dare voce e direzione a questa visione. È chiamato ad essere analista, interprete, promotore di un nuovo modello sociale, fondato su solidarietà, giustizia, dignità.

In questo quadro è stato richiamato il percorso di mobilitazione avviato come CGIL, che condurrà alla manifestazione del 25 ottobre, “Democrazia al Lavoro”: unire lavoro, salari, sanità, istruzione e pace in un’unica visione sociale.

L’iniziativa si è così chiusa nel segno di un messaggio forte e condiviso: costruire un’economia di pace significa scegliere, ogni giorno, il valore della dignità umana sopra ogni profitto; scegliere di difendere i diritti e la democrazia sociale.

Un richiamo potente, perché la dignità del lavoro è parte della dignità della vita. Il lavoro dignitoso è la condizione stessa della pace, è l’antidoto alla povertà, alla paura, alla rassegnazione. La pace non è un sogno, ma una scelta politica, economica e sociale.

 

Per rivivere l’evento clicca qui: https://www.youtube.com/watch?v=1FfEFl4GSTc

 

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