7 ottobre 2024 – Giornata mondiale del lavoro dignitoso
È l’Organizzazione Internazionale del Lavoro a introdurre la definizione di lavoro dignitoso per la prima volta a livello internazionale nel 1999 e a lanciare poi la Campagna Globale per il Lavoro Dignitoso nel 2007. Un anno dopo il movimento sindacale ha istituito la Giornata mondiale.
Le parole dell’OIL: «il lavoro dignitoso è un’occupazione produttiva e redditizia che fornisce un reddito equo, diritti e protezione sociale e sostiene una crescita economica sostenibile. È una fonte di dignità e la base per la pace, la giustizia sociale e una maggiore uguaglianza».
L’obiettivo condiviso è quello di sensibilizzare sui diritti fondamentali e sull’occupazione sostenibile per garantire che tutti gli uomini e le donne abbiano accesso al lavoro produttivo in condizioni di libertà, uguaglianza, sicurezza e dignità umana.
Anche l’Europa, con l’Agenda 2030 mette l’accento sul valore del lavoro dignitoso, declinato all’interno dell’Obiettivo 8, che recita “Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti”. Ma oggi, a sei anni dall’obiettivo temporale che ci si è dati, siamo molto lontani dal raggiungerlo: basti pensare che uno dei sotto-obiettivi prevedeva di porre fine entro il 2025 al lavoro minorile in ogni sua forma; più o meno la metà della popolazione mondiale vive ancora con l’equivalente di circa due dollari al giorno; in molti luoghi, avere un lavoro non garantisce la possibilità di sottrarsi alla povertà e nel mondo sono più di 200 milioni le persone senza fonte di guadagno, soprattutto giovani.
Il 70% delle persone che lavorano, nel mondo, non ha un contratto regolare, protezione sociale né garanzia occupazionale. Il movimento sindacale mondiale chiede da sempre regole e diritti per i lavoratori e le lavoratrici: ciò ricomprende, ad esempio, anche posti di lavoro sicuri, congedi per malattia retribuiti, parità retributiva tra uomini e donne – che garantisce l’autonomia e l’autodeterminazione delle stesse – e, non da ultimo, rappresentanza sindacale e protezione durante i periodi di crisi. Lavoro dignitoso e crescita economica contribuiscono in modo determinante a debellare la povertà, a garantire uguaglianza e libertà, a mantenere la democrazia.
L’Oxfam, nell’ultimo rapporto annuale “Disuguaglianza: il potere al servizio di pochi”, pubblicato in occasione del meeting annuale del World Economic Forum di gennaio del 2024, evidenzia che ci vorranno oltre due secoli (230 anni) per porre fine alla povertà e su 1.600 tra le più grandi aziende del mondo solo lo 0,4% di esse si è pubblicamente impegnato a corrispondere ai propri lavoratori e alle proprie lavoratrici un salario dignitoso e a supportarne l’introduzione lungo le proprie catene di valore.
Ma la tutela di un lavoro dignitoso passa anche attraverso la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e la protezione sociale: è il tema dei rischi psico-sociali e da stress-lavoro correlato e tecnostress, con le conseguenze anche fisiche sulla salute che la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità denuncia[1] , ed è di fondamentale importanza non solo per i paesi in via di sviluppo ma anche e proprio per le economie industrializzate.
Non si tratta di garantire solo un #diritto dunque, ma di tutelare il fondamento per affermare una #società più #giusta e #inclusiva. Significa assicurare a tuttə condizioni di lavoro sicure, #salari e #compensi equi, pari opportunità e il rispetto dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.
Garantire un futuro più equo e dignitoso per tutti è un imperativo etico – ricorda la Presidente Federica Cochi: la storia ci insegna come la povertà e la mancanza di un lavoro dignitoso significano mancanza di una vita dignitosa e ciò mina le fondamenta della democrazia, spingendo verso quella regressione delle libertà che vediamo agire in tanti Paesi, anche non lontano dai nostri occhi.
[1] Secondo l’EU-OSHA, lo stress, l’ansia e la depressione costituiscono il secondo problema di salute lavoro-correlato più comune per i lavoratori e le lavoratrici europeə. L’OMS indica tra le malattie maggiori che ne conseguono, quelle cardiovascolari, muscoloscheletriche, depressione, solo per citare alcune.