I NOSTRI SÌ

ALLA PARITÀ DI GENERE NELLE PROFESSIONI

✔️ SÌ all’accesso equo alle carriere
✔️ SÌ alla leadership femminile
✔️ SÌ a un ambiente di lavoro inclusivo

La parità si raggiunge con i fatti e non con le parole: opportunità reali, percorsi di crescita trasparenti e una rappresentanza bilanciata a tutti i livelli.

Nel 2024, solo il 21,1% dei dirigenti in Italia è donna, mentre tra i quadri la quota sale al 32,4% (INPS, Rendiconto di Genere 2024). Il gap retributivo resta critico: nelle attività finanziarie e assicurative, le donne guadagnano il 32,1% in meno rispetto agli uomini, e nelle professioni scientifiche e tecniche il divario è di 46,7 punti (133,0 vs 86,3, INPS 2024). Per le lavoratrici autonome, la situazione è altrettanto preoccupante: solo il 25,5% accede alla pensione anticipata, contro il 36% degli uomini autonomi, e le tutele per maternità o conciliazione vita-lavoro sono quasi inesistenti (INPS, 2024).

Nonostante il 59,9% dei laureati nel 2023 sia donna, questo vantaggio formativo non si traduce in opportunità: il tasso di occupazione femminile è fermo al 52,5%, 17,9 punti sotto quello maschile (INPS, 2024). Tra le autonome, la precarietà domina: il 64,4% delle lavoratrici dipendenti è a tempo parziale, spesso involontario, e per le indipendenti mancano strumenti di supporto adeguati.

La parità richiede fatti: opportunità reali, come incentivi all’imprenditoria femminile (nel 2025 il Fondo per le Pari Opportunità stanzia 80 milioni, di cui 40 per centri antiviolenza e case rifugio); percorsi di crescita trasparenti, con politiche di selezione meritocratiche; e una rappresentanza bilanciata, perché senza donne ai vertici – oggi appena il 36% dei manager (iO Donna, 2025) – il cambiamento resta un miraggio.

Perché esistono ancora queste differenze?

Le cause sono strutturali e culturali:
🔸 Disparità nella condivisione dei carichi familiari: le donne dedicano ancora il doppio del tempo degli uomini ai lavori di cura, limitando la loro disponibilità per ruoli di responsabilità (nel 2023 sono state 14,4 milioni le giornate di congedo parentale usate dalle donne, 2,1 milioni quelle degli uomini, cioè il 14% di quelle femminili – dati INPS 2024).
🔸 Segregazione orizzontale: le donne sono spesso relegate a settori meno retribuiti e meno valorizzati e considerati prettamente “femminili” (educazione, cura delle persone, ecc.)
🔸 Stereotipi di genere: i pregiudizi inconsci continuano a influenzare le promozioni e le assunzioni, rendendo difficile l’accesso ai vertici aziendali (il cd. soffitto di cristallo o segregazione verticale).
🔸 Mancanza di politiche aziendali inclusive: poche aziende offrono programmi di mentoring, piani di carriera flessibili, misure di conciliazione per tutte le persone a prescindere dal genere o strumenti trasparenti per ridurre il gender pay gap.

Dire SÌ alla parità di genere significa agire: promuovere politiche aziendali trasparenti, sostenere la crescita professionale delle donne e garantire che le competenze contino più degli stereotipi e degli steccati. Ecco perché la contrattazione collettiva è strumento cruciale per superare il gender gap e fondamentali sono anche gli interventi delle normative che favoriscono la contrattazione e il ruolo del sindacato.

📣 Il cambiamento non può più aspettare. Costruiamo insieme un futuro dove la competenza e non il genere sia criterio di crescita.